Nel 1999 la mia vita é cambiata.
Nel 1999 ho cominciato a fare e a pensare, in maniera diversa.
Nel 1999 ho cominciato a guardare una parte del mondo, con gli occhi rossi di pianto.
Nel 1999 ho scoperto dove fosse casa mia.
Nel 1999 mi sono sentita chiamare per la prima volta "La Poirot della letteratura" e nel mio sangue scorrevano parole.
Parole scritte in maniera poco chiara, a chi ignorava.
Le estati erano in facoltà, con i colleghi stranieri a danzare il kolo, mangiare carne e cipolla e arrostire ai 45° passeggiando.
L'afa. Il fiume.
E poi, la neve.
Le passeggiate solitarie a Kalemegdan, le mani nella neve con il cuore felice e le foto in bianco e nero.
Le blatte sotto le porte della toilette e le tazze di acqua calda per riscaldarsi.
I nobili giapponesi, la umile cinesina, i chimici di Damasco gentili.
I gatti siamesi, i quadi ai muri, l'acciocché sussurrato e la corsa tra i corridoio dell'Akademjia a perdere.
Il regalo del bibliotecario adesso, in cornice.
La fatica dei casi, l'impossibile amicizia declinabile.
L'assassinio del democratico, la morte del desposta.
Le foto ancora su flickr della mia vita slava.
La mia vita slava.
Cominciata davanti ad una donna senza sorriso che mangiava il dolce con la sigaretta in mano.
Una donna che fumava le sigarette Cartier e sognava Parigi e i suoi ricordi di ragazza.
Il Professore aveva perso la testa per lei e, da studentessa ne aveva fatto sua moglie.
Le aveva dato il suo nome. Il suo onore.
I loro ritratti, in casa. Le porte bianche di legno, la rakjia bevuta alle 3 del pomeriggio e le scatolette di tonno della sua solitudine.
Le sue frasi cattive, la sua cattiva fede, i suoi giudizi fuori luogo.
Così, con lei, tra i drappeggi polverosi del caffé della SANU ho conosciuto Madame.
Grazie a lei, ho conosciuto Madame.
Anche solo per questo, non potrò mai dimenticare come tutto é iniziato.
Adesso, che non c'è più.